Dopo aver applicato un approccio erotico-sessuale nel PartOne, mi sembrava
doveroso moderare un pochino i toni ed affrontare con maggiore serietà le
origini del mito di colui che corre sulle coste rocciose. Sulle console
casalinghe fino al 1994, i giochi di guida consistevano perlopiù in prove di
abilità legate al riuscire ad evitare ostacoli, avversari e muri: Road Fighter
(NES 1985), Rad Racer (NES, 1987), Super Hang-On (MegaDrive, 1989), Road Rash
(MegaDrive, 1991) ed F-Zero (SNES, 1991) per citarne solo alcuni famosissimi,
possedevano questo tipo di meccanica.
Non c’era una vera e propria dinamica di
“guida”, i freni erano degli optional dei quali si poteva (e si doveva) fare a
meno: nessuno, per quanto scriptato, “modello di grip” era presente; i veicoli
erano in soldoni dei tetramini su ruote. Molti dei sopracitati titoli erano
conversioni da arcade, ma anche in sala giochi, a parte un miglior frame rate e
scrolling, le dinamiche di gioco erano praticamente identiche alla loro
controparte casalinga.
Molto banalmente senza poligoni non si poteva fare
altrimenti. A parte gli epocali e primitivi “Indianapolis 500: The Simulation”
(1989, DOS & Amiga) e Microprose Grand Prix (1992, Dos), tutti gli altri esempi
di primordiali “giochi di guida” in senso stretto provengono dalla sala giochi:
Winning Run (1988), Ridge Racer (1993), Virtua Racing (1992) e Daytona USA
(1993).
Namco vs. SEGA.
PlayStation vs. Saturn.
Andiamo con ordine. Come detto, per mettere dei veicoli su ruote in pista occorrevano dei poligoni, quindi
hardware capaci di gestire il 3D: cioè parliamo, all’epoca, o di PC (con qualche
compromesso) o i costosissimi hardware arcade. Dei 4 titoli citati solamente
Winning Run aveva una fisica quantomeno plausibile: gli altri 3 prevedevano una
fisica scriptatissima, estremamante semplicistica ma comunque in grado di
garantire quantomeno l’impressione di star guidando un veicolo su strada. E
soprattutto erano tutti e 4 dannatamente divertenti.
Winning Run (1988): certo che alla Namco devono avere proprio un fetish per palme e località balneari...
Appare logica quindi l’idea di portare questi capolavori sulle “home console”.Come?
Virtua Racing viene addirittura convertito per MegaDrive, mediante una
cartuccia con integrato un chip aggiuntivo (SVP – Sega Virtua Processor): la
conversione è miracolosa, divertente, ma notevolmente ridotta in fluidità (15
fps) e numero di poligoni. Venderà praticamente zero.
Facendo finta non sia
esistito il 32X (e meno male), ci ritroviamo a fine 1994:
lancio della
PlayStation.
Sapete qual è il primo gioco, in ordine di “timbratura”, della PS1?
Il fantomatico SLPS-00001, SCES-00001, SCUS-94300 (grrrrr, maledetti luridi
colerici americani)? Lui.
Colui che corre sulle coste rocciose su automobiline
orribili.
Ridge Racer.
Lo shock nel vedere un arcade girare sulla tv di
casa fu uno dei motivi del successo del monolite grigio di casa Sony. Poco
importa che il porting non sia in realtà lontanamente paragonabile alla
controparte a gettoni. Pixel e 30 fps a parte ci ritroviamo con qualcosa di mai
visto prima su console:
gare di auto che sembrano avere una qualche attinenza
con le gare di auto. Si possono cambiare marce, addirittura in alcune curve si
DEVE persino frenare. Anche se il freno va tenuto premuto solo per un centesimo
di secondo, in modo da innescare una derapata sciocca e ridicola alla KANSEI
DORIFTO: seppur in maniera esagerata, semplicistica, si può sbandare e
controsterzare un’auto virtualmente.
Non c’era mai stato nulla di simile.
Un
solo circuito, due variazioni, 3 livelli di difficoltà, musica techno/funky giappo sparata a 1000, colori esagerati: un
mood unico, frenetico e malinconico, allegro e serioso al tempo stesso.
È RIDGE
RACER. RIIIIIDGE RAAAAAACERRRR.
L’elevata difficoltà crea qualche grattacapo al giocatore per poter sbloccare tutte le auto: si chiede all'utente di rasentare quasi la perfezione
assoluta nelle ultime gare a tracciato inverso, allungando artificialmente una
longevità che sarebbe roba da ridere: il contenuto è di pochissimo espanso
rispetto all’arcade ma a noi poco importa.
È RIDGE RACER. RIIIIIDGE
RAAAAAACERRRR.
Curvo a destra e l’auto si inclina verso destra come fosse un
motociclista, incurante della forza centrifuga.
È RIDGE RACER. RIIIIIDGE
RAAAAAACERRRR.
Nelle sezioni tortuose del circuito se si inizia a far pendolare
l’auto in sbandata essa supererà le chicane senza sterzare, come fosse su un
binario.
È RIDGE RACER. RIIIIIDGE RAAAAAACERRRR.
Gli scontri con muri ed altri
concorrenti mostrano una fisica da biliardo.
È RIDGE RACER. RIIIIIDGE
RAAAAAACERRRR.
Dal livello intermedio in poi il circuito mostrerà una
transizione accelerata giorno notte durante la gara, imprimendo un mood unico
allo scorrazzare sulle strade di Ridge City.
È RIDGE RACER. RIIIIIDGE RAAAAAACERRRR.
Ok, avevamo parlato anche della disfida tra Namco e SEGA.
Non ho intenzione di trattare le celeberrime vicende del lancio occidentale della PlayStation e del Saturn. Sappiate solo che mentre ai vari lanci regionali lo scatolozzo Sony poteva contare su Ridge Racer, la console di casa SEGA poteva contare su questa conversione di Daytona USA:
Non ho intenzione di trattare le celeberrime vicende del lancio occidentale della PlayStation e del Saturn. Sappiate solo che mentre ai vari lanci regionali lo scatolozzo Sony poteva contare su Ridge Racer, la console di casa SEGA poteva contare su questa conversione di Daytona USA:
Per carità, a livello di gameplay nulla da discutere, ma al lancio di una console l'occhio vuole la sua parte:
fps <25, pop up indicibile, e soprattutto una distanza abissale con la fluidità della controparte arcade.
Ridge Racer, a pelle, restituiva una sensazione di minor distanza tecnica dalla versione coin-up, nonostante fosse anch'esso oggettivamente abbastanza distante. Oltre ad avere quel meraviglioso retrogusto serioso malinconico, marchio di fabbrica estetico della libreria PlayStation.
Insomma Ridge Racer è stato uno dei motivi dell'incredibile successo della console Sony, e per questo, al di là del meriti ludici, lo pone nell'olimpo dei racer su console.
Assieme a Ridge Racer Type 4, in un disco bonus, verrà poi riproposto in versione "Turbo":
60 fps e "Gouraud shading", seppur limitato per motivi tecnici ad un massimo di 3 vetture in pista contemporaneamente.
Vi consiglio spassionatamente di provarlo: letteralmente "non sottovalutate la potenza di PlayStation".
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