Verso la fine del ventesimo secolo, quando anche gli ultimi scampoli di vita civile stavano per essere irrimediabilmente sbriciolati da entità di natura malvagia, un giovane “me” ignaro di tutto, così come lo si può essere all’età di dieci anni, entrava festoso nella sua cameretta.
Motivo del giubilo, l’arrivo del computer nuovo.
Era infatti accaduto che mio padre, essendo io il primo figlio a raggiungere l’agognato traguardo della scuola media, avesse ritenuto di dovermi fornire di tutto ciò che un bravo studente dovesse avere per eccellere. Basta barbosi libri di testo cartacei, basta mappamondi, righelli e compassi, viva l’elaboratore elettronico, viva l’enciclopedia Encarta, viva Paint, viva lo screensaver del labirinto 3d ed il campo minato.
Inutile sottolineare come, fin da subito, mi adoperai per sfruttare al meglio la naturale vocazione di quei rabbiosi 333Mhz.
Preso rapidamente atto dell’esistenza di un editor di testo chiamato Word, pieno di icone che non sono mai servite ad un cazzo e con quello strano sfondo bianco a caratteri neri che era esattamente il contrario di ciò che abitualmente vedevo, mi misi in cerca dell’unica cosa che potesse dare un senso a quel cumulo di silicio: videogiochi.
Ebbene sì, forse per alcuni di voi ciò apparirà del tutto inverosimile, ma sappiate che è possibile usare il pc per giocare. No, non è vero che si può fare solo su console o sullo smartphone, ve lo garantisco.
E’ difficile spiegare ad un ragazzino di oggi che cosa possa aver significato vedere certi giochi per la prima volta, ma voglio provarci lo stesso.
Un bel giorno, grazie ad un cd allegato a L’Espresso – abbiate pietà – trovo un nome che mi incuriosisce, e che con ogni probabilità nemmeno sapevo pronunciare correttamente: Age of Empires Trial. E voi direte: “Come sarebbe, Trial”? Beh sì, di fatto era una demo, ma io non lo sapevo! Se non sapete cosa sia una demo siete troppo giovani per leggere questo articolo, ed anche parecchio sfortunati, vi invito a non proseguire oltre e a tornare sull’amata PS5.
Metto il cd nel lettore – ed è nitida, mentre vi scrivo, l’immagine di un mio alter ego bisnonno munito di bastone e coppola che si rivolge ai nipotini parlandogli dei bei tempi del grammofono e di quando portava le donne in balera – ad ogni modo, metto il cd-rom nel lettore di cd-rom, giro la manovella svariate volte per caricare il meccanismo, abbasso la puntina sul disco e attendo il completamento dell’installazione, lasciandomi accompagnare nell’attesa dal romantico fruscio delle ventole.
| L'odiosa finestra d'installazione di AoE Trial. |
Attendo. Attendo ancora. Il vinile gira velocissimo, lo sento. Fisso la finestrella apparsa al centro dello schermo, compulso nervosamente la barra di caricamento color blu elettrico (lo stesso di Word) e la vedo riempirsi con ingiusta calma. Tremo all’idea di non aver dato abbastanza colpi di manovella per completare l’installazione, ma per fortuna sbaglio, compare una nuova finestra: “Installazione completata, vuoi che aggiunga un’icona di collegamento in qualsiasi cartella, sottocartella, menu, sottomenu e menu segreto del tuo computer, di modo che anche a distanza di anni tu possa ritrovare icone non funzionanti di applicazioni già disinstallate da tempo e crogiolarti così nel ricordo di quanto ti divertissi quando eri più giovane?”.
Clicco sì, che ignaro.
Vado poi sul desktop in cerca dell’icona, bellissima. Faccio doppio-click e attendo.
| Il bellissimo elmo greco rappresentato nell'icona di AoE. |
Salto i filmati introduttivi, ci sarà poi tempo per quelli, per le romanticherie da vecchio nerd, ora voglio solo giocare.
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Il menu di gioco di AoE Trial, con lo sfondo in grafica prerenderizzata che mi faceva sbavare. |
Navigo un po’ tra le voci, molte delle quali a dire il vero non funzionanti in quanto è la versione demo del gioco. Riesco a trovarne una che non sia finta, perfetto. Faccio partire una missione a caso, tanto nemmeno lo parlo l’inglese, chissà cos’ho selezionato.
L’inizio però non è esattamente stupefacente.
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I tre figuri di cui vengo dotato ad inizio partita, raccolti intorno al cosiddetto centro città. Notate la mappa immersa nel nulla. |
La scena appare piuttosto desolata. Dove mi trovo? Chi sono questi ominidi? Cosa ci dovrei fare?
Tali domande turbinano nella mia testa, mentre osservo queste figure umane in piedi, immobili e come in attesa di qualcosa. Clicco su una di loro, il malcapitato emette uno strano verso e una barra verde fluorescente si disegna orizzontalmente sopra la sua testa.
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Il malcapitato, con la sua aureola rettangolare. |
Intuisco in qualche modo di poter decidere dove far andare il tizio, provo allora a cliccare in qualunque altro posto della mappa, ma non accade un bel niente, l’omino non si sposta di un centimetro. In compenso, viene deselezionato, e scompare pure la barra sopra la sua testa, a sfottere. Non mi entusiasmo, ma non mollo, però un po’ mi incazzo. Ci misi abbastanza, all’epoca, per capire che IL CLICK SINISTRO SERVIVA PER SELEZIONARE E IL CLICK DESTRO PER INDICARE DOVE SPOSTARSI, era così ovvio! Per capirci: avete presente la vostra cara mamma, nonna, zia, eccetera, quando cercate di spiegarle per l’ennesima volta come si faccia il copia-incolla di un file da una cartella all’altra? E la guardate pazienti cliccare con il destro sul file, portare con garbo e gentilezza il puntatore del mouse sull’opzione “copia” del menu, per poi udire un ulteriore click del mouse, già sapendo che qualcosa non ha funzionato, perché l’avete vista cliccare ancora con il tasto destro anziché il sinistro, e trattenete allora a stento le bestemmie mentre, con voce calma e tranquillizzante, dissimulate – dopotutto, ci hanno insegnato a fare la cacca nel vasino, non deve essere stato semplice nemmeno quello – e dite qualcosa del tipo: “Aspetta, forse può essere che magari tu abbia cliccato con il destro anziché il sinistro? Cose che capitano, riprova”. Ecco, sappiate che abbiamo cominciato tutti così, solo che ad alcuni è andata meglio perché hanno potuto fare pratica su Age of Empires (Trial).
Ricordo di aver speso diversi giorni convinto che la decisione di spostare o meno l’omino dipendesse dal gioco stesso e non da me, che quindi potevo solo provare e riprovare cliccando a casaccio i tasti del mouse fino ad ottenere ciò che volevo. Maledetto videogioco, smettila di contrapporti alle mia volontà di potenza.
Riesco infine ad ottenere un rapporto click/spostamenti ragionevole, diciamo intorno all’1.3, e proseguo quindi nell’esplorazione.
Seleziono la mia unità, singola eh, che nessuno mi aveva detto che si potesse DISEGNARE per aria un rettangolo in modo da racchiudere più unità per poi dirigerle tutte insieme nello stesso posto. Se non me le spiegate, le cose, cazzo.
Inizio a spostare l’unità attraverso il buio più assoluto, nero ed inquietante enigma di una mappa ancora da scoprire.
Il buio. Quel buio mi affascinava. Avete presente quando inizia la partita ed intorno a voi ci sono solo pochi metri di visibilità, un’isoletta calpestabile in un mare di nulla. In quel mare io immaginavo potesse esserci qualsiasi cosa, e mi spaventava parecchio. Avanzavo con un click dopo l’altro quel povero mentecatto scalzo in braghe blu, svelando la mappa un pochino per volta ed obbligandolo a fermarsi continuamente sul percorso, chissà quali orrendi mostri potevano fare capolino sulla sua strada. Temevo per la sua vita, quel mucchietto di bit pixellosi e bidimensionali ero in fondo io stesso. Presto diméntico delle baracche che mi ero lasciato alle spalle e degli altri due zingari che come me avevano visto la luce pochi minuti prima, ero ora lontano da casa, immerso nella natura selvaggia a svariati centimetri di distanza dalla mia terra natìa.
All’improvviso ecco comparire un leone! L’animale non mi lascia il tempo di riflettere, mi corre incontro ma, anziché avventarsi sul mio omino per sbudellarlo, come mi sarei potuto legittimamente aspettare, si ferma di fronte a lui ed inizia ad “attaccare”, muovendo la testa ripetutamente nella mia direzione. La barra verde inizia a colorarsi di rosso, mentre un suono inquietante di pericolo si alterna al ruggito della bestia. Clicco allora in un punto del terreno lontano per cercare di allontanarmi da lì, ma sbaglio, preso dal panico, e il mio povero omino, deselezionato ed in balìa della fiera, finisce la sua inutile vita emettendo un urlo di morte. Mentre inveisco e maledico il mio dispositivo di puntamento (il mouse Olivetti tre tasti con la pallina), vedo salire una strana nebbia nella zona in cui il contadino è appena passato a miglior vita. Il leone svanisce, guardo triste il corpo del mio personaggio decomporsi fino a sparire.
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I miei fratelli, soli e visibilmente angosciati. |
Torno al punto di partenza e ritrovo gli altri due morti di fame, placidi ed inermi, nella serena inconsapevolezza della sorte del fratello. Decido di smetterla con le esplorazioni per un po’, la vita è dura là fuori, meglio dedicarsi ad occupazioni più ragionevoli. Quali? Non lo so, è una demo, non c’è il manuale. E anche se ci fosse, non parlo inglese.
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Vicino all’albero, il portale-gazzella. Sulla destra il bifolco in cammino con la relativa bistecca di quindici kg. |
L’ominide inizia un curioso andirivieni da e verso il centro città, continuando per alcune volte a generare bistecche di dinosauro dal cadavere di quella povera gazzella, fino a quando il corpo dell’animale, evidentemente esaurita la sua funzione di portale dimensionale sul mondo delle bistecche di dinosauro, scompare dall’esistente.
Incuriosito, clicco sulla costruzione in cui avevo visto dirigersi a più riprese il nostro buzzurro, e noto comparire sotto un menu con l’icona di un altro ominide. Istintivamente ci clicco, e una barra di caricamento mi fa intendere che stia per succedere qualcosa. Dopo qualche istante si ode infatti un verso scimmiesco, ed ecco apparire una nuova unità: scalza, a petto nudo e in braghe blu! Trasecolo. Posso CREARE unità, crearle, capite? No, non potete capire. E non potete perché per voi è normale, ma per me no, non lo era. Non si creavano quasi mai cose, nei videogiochi, si subivano. E soprattutto non si creavano cose che poi potessi muovere tanto liberamente nello spazio di gioco. Potevi raccogliere le monete di Super Mario, potevi ammazzare mostri in Doom, potevi bucare le bolle di Puzzle Bobble o guidare la tua supercar su improbabili strade dall’orizzonte infinito, ma non creavi niente.
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Una tipica strada dall’orizzonte infinito, con la tipica fuoriserie anni ‘80 cabrio lanciata ai 269 km/h, dal gioco arcade OutRun. Scordati di raggiungere mai quelle montagne, ragazzo. |
Io invece, demiurgo, potevo. Quell’ominide non esisteva, e poteva pure continuare a non esistere, ma io avevo deciso che dovesse esistere e lui era apparso. E ora poteva servirmi.
Inebriato da quella sensazione, cliccai ripetutamente sull’icona che mi aveva permesso questo, e di lì a poco vidi comparire altri omini tutti identici, un esercito di morti di fame, ed intuii le possibilità offerte dal gioco.
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L’esercito di uomini in braghe blu, appena creato dal nulla. |
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(A fianco…) La mia mente mentre vedo quell’esercito in braghe blu |
Per i pignoli che possono aver storto il naso (Prav, ce l’ho con te...): esistevano sì videogiochi in grado di farti creare cose, penso ad esempio a Civilization, che però non è un RTS e cioè non permette azione in tempo reale. Oppure Warcraft, più simile per certi versi ad AoE, ma che non ha una grafica isometrica ed è oggettivamente più brutto esteticamente (sto parlando di Warcraft 2). Oppure si può citare Caesar, che però è incentrato sul city-building (come anche SimCity) e non tanto sulle battaglie, ma AoE riusciva ad unire tutte le caratteristiche buone dei suoi avversari per portarle ad un nuovo livello. Graficamente era nettamente superiore, e la libertà d’azione data dalla possibilità di muovere ogni singola unità e da un’ampia scelta nel costruire lo rendevano unico. Poi magari un giorno vi parlo dell’editor delle mappe.
| Caesar II |
| Civilization II |
Rumore di chiave che gira nella toppa, maledizione, è già tornata mamma, devo spegnere e mettermi a fare i compiti. Ma riprendo appena possibile…
“Ehi, ma che diavolo di recensione è mai questa, non hai recensito un tubo!”
E invece ti ho dato tutte le basi per poter proseguire agevolmente la lettura del prossimo episodio, ragazzo.
Disclaimer: nessun Pentium II o equivalenti è stato maltrattato nella realizzazione degli screenshot di AoE. Si ringrazia la lentissima macchina virtuale per la partecipazione.
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